| Se si volesse trovare un elemento
comune per il nostro territorio non potremmo che iniziare dal
Metauro che proprio qui, dopo aver ricevuto le acque del
Candigliano appena uscite dalla Gola del Furlo, inizia l’ultima
parte del suo cammino verso l’Adriatico. Il percorso si snoda
attraverso una valle sempre più aperta, incorniciata da dolci
alture segnate dalla presenza dell’uomo fin dalla preistoria. Un
sistema di colline che, per un breve tratto, si affaccia anche
sulla valle del Fiume Cesano, raccordandosi con i territori
delle Marche centrali. E il paesaggio è quello tipicamente
marchigiano, plasmato nei secoli dalle attività agricole,
conservando una rara suggestione e un grande valore culturale,
con i colori dominanti dati dal giallo dei campi di grano e dal
verde di vigne e oliveti ma anche delle grandi querce.
Adagiati sui colli si alternano borghi storici ed insediamenti
sparsi di case contadine che sono un vero e proprio atlante di
architettura rurale; lungo il fondovalle hanno trovato sede i
centri più popolosi, sia antichi che di recente formazione.
Sul profilo della valle, con lo sfondo dei Monti del Furlo,
svettano alcuni rilievi che ricordano la vicinanza
all’Appennino: il monte delle Cesane che raggiunge i 650 metri,
ricoperto di fitti boschi, i prati del versante est del Monte
Paganuccio (958 m.) detto in zona “Monte Grande” e l’alto
balcone di Fontecorniale (450 m.) sul monte San Bartolo. Sono
ambienti di pregio particolare, ricchi di flora e fauna, che
offrono panorami incantevoli che arrivano fino al mare
Adriatico.
Questo è un microcosmo fatto di rocche e borghi murati, di
castelli, palazzi e ville nobiliari, di monasteri e chiesette
rurali: scrigni di un’infinita collezione di opere dell’arte e
dell’ingegno umano. Ma anche di poggi argillosi, boschi selvaggi
e maestose querce, stagni e laghi, fiumi e torrenti. Di campi e
coltivi che variano colore al mutare delle stagioni. Terra ricca
di valori autentici pronta ad essere scoperta e a restare nel
cuore.
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